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Guide e consigli

Domande e Risposte Portfolio Theory, Dispense di Strumenti Derivati

il Documento sono un insieme delle domande e risposte utilizzate maggiormente dal professore Pierpaolo Uberti. Consiglio vivamente di andare a fare l'orale integrativo, essendo molto di manica larga, per alzare il voto. Voto conseguito 29

Tipologia: Dispense

2023/2024

In vendita dal 06/06/2024

Universitario_
Universitario_ 🇮🇹

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bg1
Domande Portfolio
1. Si discutano vantaggi e svantaggi del calcolo dei rendimenti in
capitalizzazione semplice piuttosto che in capitalizzazione continua
Il calcolo dei rendimenti nella capitalizzazione semplice
rt=PtPt1
Pt1
Il fattore di capitalizzazione è
1+rt
, quindi per costruzione
rt1
. Il problema che si
pone è l’assunzione che la distribuzione dei rendimenti sia normale, quindi tutto lo
spazio
(± )
.
Nella capitalizzazione continua invece indicheremo i prezzi
pt=pt1e
^
rt∆t
M=C e
^
rt∆t
~
rt=ln pt
pt1
=ln
(
pt
pt1
1+1
)
=ln
~
rt+1
L’assunzione standard che
, quindi
pt
pt1
>0
. Questo implica che la quantità
ln pt
pt1
IR
.
Il vantaggio di utilizzare rendimenti logaritmici è che sono definiti su tutto
IR
, quindi
compatibile con una distribuzione di rendimenti normale. A differenza invece dei
rendimenti semplici che non permettono questo in quanto il supporto è
¿1
.
Se calcolassimo i rendimenti con una o con l’altra formula il risultato sarebbe simile
dal punto di vista matematico. Però c’è qualche differenza per cui i rendimenti
possano considerarsi diversi o uguali:
oI tassi d’interesse vengono calcolati in basis point (ovvero
104
). Se due tassi
d’interesse differiscono per almeno un basis point, i rendimenti possono
considerarsi diversi.
oSe si approssima il rendimento logaritmico della funzione
ln pt+1
pt
con una
funzione lineare (approssimazione di Taylor) a due termini, per rendimenti
piccoli, il rendimento semplice è un’ottima approssimazione per il rendimento
logaritmico (se calcolati in un intorno destro di 0).
1
bg2
2. Si discutano il ruolo e le implicazioni dell’ipotesi nel modello media-
varianza.
Assunzioni nel modello di Markowtiz
Essendo un modello di ottimizzazione, ha un solo periodo:
t=0
l’investitore decide
quanto ammontare all’asset risk-free e a quello rischioso.
t=1
controlla
l’investimento.
L’investitore può investire in un asset risk-free e in più asset rischiosi: È un’ipotesi
forte in quando non esiste il rischio zero ma in tutti questi modelli
rf
è il rendimento
obbligazionario di un titolo di stato a breve termine (solitamente i T-Bill a 3 mesi). In
Markowitz il rischio viene calcolato a partire dalla varianza dei rendimenti. Inoltre, si
assume che
rf
è unico in quanto se ci fossero due RISK free si creerebbe arbitraggio.
La ricchezza
w1
alla fine del periodo di investimento è pari a:
w1=
(
1+x0τ0+xTr
)
w0
2
pf3
pf4
pf5
bg6
portafoglio debba concentrarsi solo sui primi due momenti delle distribuzioni dei
rendimenti, ossia la media e la varianza.
3. A partire dalla formulazione del problema di ottimizzazione, si ricavi
analiticamente il portafoglio ottimale nel caso di
n
titoli rischiosi e un titolo
non rischioso.
Nel modello di Markowitz il problema di ottimizzazione di un portafoglio ottimale
nel caso di
n
titoli rischiosi e un titolo non rischioso può essere scritto come
x¿=min xT x st xTμ=μ0
xT x=varianza del portafoglio
μ
in un vettore di colonne con il rendimento atteso di ogni attività
Teorema del moltiplicatore di Lagrange
Assumendo che
F:IRn IR e h :IRn IR
sia
C1
insieme delle funzioni derivabili
parzialmente almeno una volta. Supponiamo che
x¿
sia una soluzione del problema
max F (x)st h
(
x
)
=c
Inoltre, supponiamo che
x¿
non sia un punto critico di
h
. Se vale tutto questo, allora
esisterà un numero reale
λ¿
per cui
x¿, λ¿
è un punto critico della funzione lagrangiana
L
(
x , λ
)
=F
(
x
)
λ[h
(
x
)
c]
In altre parole, in corrispondenza di
(x¿, λ¿)
si ha che
L
x =
[
0
]
e L
λ =
[
0
]
Ritornando al problema di ottimizzazione del portafoglio
x¿=min xT x st xTμ=μ0
Impostando la lagrangiana e le condizioni di primo ordine otteniamo
L
(
x , λ
)
=1
2xT xλ(xTμμ0)
6
bg7
{
L
x
1
22 xλ
(
μ
)
=[0]
L
λ xTμμ0=0
Dalla prima condizione otteniamo che
x=λμ
x¿=λ 1μ
Andando a sostituire nella seconda condizione di primo ordine
x¿
appena trovato
λ μ ' 1μ=μ0
λ¿=μ0
μ ' 1μ
Il portafoglio efficiente quindi sarà pari a:
x¿=μ0
μ ' 1μ1μ
La varianza invece, considerando
x0=1xTμ
sarà pari a
σx
2=(x¿)T∑x¿=μT11μμ0
2
(μT1μ)2
¿(μT1μ)μ0
2
(μT1μ)2=μ0
2
μT1μ
σx=±μ0
μT1μ
frontiera efficiente
Possiamo costruire un portafoglio con
una specifica deviazione standard.
La parte inferiore è dominata nella
varianza media dalla pendenza superiore.
Ciò significa che la parte superiore ha
stesso rischio ma con rendimenti più
7
pf8
pf9
pfa
bg11
Portafoglio a varianza minima globale
Il suo obiettivo è fornire rendimenti con la più bassa varianza possibile di qualsiasi
portafoglio ed è soggetto a vincoli di ponderazione simili (se presenti), senza
considerare il possibile impatto sul rendimento del portafoglio. Va quindi
considerata come una strategia di minimizzazione del rischio assoluto.
In assenza di altri vincoli, oltre a
x'μ=1
questo problema può essere risolto in forma
chiusa. Per ogni matrice di covarianza invertibile Ω, esiste una soluzione unica data
dalla seguente equazione:
xGMV=1μ
μ ' 1μ
Il rendimento atteso del portafoglio GMV è dato dalla seguente equazione:
μGMV =μ ' 1μ
μ ' 1μ
e la sua varianza è data dalla seguente equazione:
σGMV
2=1
μ' 1μ
Il portafoglio GMV è generalmente un portafoglio long/short e levered, poiché il
vincolo di pieno investimento non impone nulla in merito al segno dei singoli pesi.
5. Quale condizione definisce il portafoglio risk-parity? In quali casi particolari
esiste una espressione in forma chiusa del portafoglio? Si specifichi
l’allocazione in questi casi.
Tale strategia di allocazione è stata proposta da Roncalli nel 2010. Si vuole costruire
un portafoglio in modo che ogni asset contribuisca in egual misura al rischio totale
del portafoglio. Ciò significa che il portafoglio è equamente ponderato rispetto al
rischio, permettendo di sottopesare le attività più rischiose e sovrappesare asset
meno rischiosi.
xIRnxi0i=1,2 , n
xiμ=1
matrice di covarianza
11
bg12
σi
2varianzadel l 'asset i
σij covarianza tra asset i e j
Possiamo scrivere la deviazione standard del portafoglio come
σ
(
x
)
=
x' x=
i=1
n
xi
2σi
2+
i=1
n
j=1
n
xixjσij
Il marginal risk contribution è definito
xiσ
(
x
)
= σ
(
x
)
xi
=
xiσi
2+
i j
n
xiσij
σ
(
x
)
Si definisce marginale perché la differenza di volatilità è una variazione
infinitesimale sul numero di asset.
Se definiamo la quantità
σi
(
x
)
=xi xiσ
(
x
)
, il total risk contribution dell’asset
i
(ovvero
come l’asset
i
contribuisce al rischio di portafoglio) sarà pari a:
σ
(
x
)
=
i=1
n
σi(x)
È meno banale di quanto sembri perché prendiamo il rischio globale e vogliamo
sommare il contributo di ogni asset. Problema: non è sempre possibile!
Se volessimo riscriverlo sottoforma matriciale:
σi
(
x
)
=( x )i
x ' x
x vettore colonna
(
x
)
iconsiderala voce i del vet col (èun numero)
Def:
xERC
¿={xIRn:
i=1
n
xi=1, xi0i=1,2 , n }
xi xiσ
(
x
)
=xj x jσ
(
x
)
i, j=1, , n
Poiché
xiσ
(
x
)
è proporzionale a
( x )i
, possiamo riscriverla come
xERC
¿={xIRn:
i=1
n
xi=1, xi0i=1,2 , n }
12
pfd
pfe
pff
lim
n +
Var
(
x
)
=¿
lim
n +
1
nσi
2+n2n
n2σij=σij >0¿
Più asset abbiamo, più diversifichiamo la long only position. Se aggiungiamo asset al
portafoglio, la componente idiosincratica diventa pari a 0.
7. Si definisca il concentration ratio. Si discutano le principali proprietà di tale
misura di concentrazione di portafoglio
Uno dei modi più semplici per misurare la concentrazione di un portafoglio è quello
di calcolare il peso cumulativo delle sue posizioni 𝑘 più grandi, dove 𝑘 è un
parametro esogeno. L'indicatore corrispondente è chiamato rapporto di
concentrazione di ordine 𝑘. È definito come
CR
(
k
)
=
i=1
k
~
xni+1
Il risultato varia tra
k/N
(portafoglio con attività equamente ponderate) e 1
(portafoglio altamente concentrato, soprattutto se 𝑘 è piccolo). Il rapporto di
concentrazione verifica le sei proprietà riportate di seguito, ma soffre di diversi
inconvenienti. Il principale è che il numero 𝑘 è arbitrario e deve essere scelto con
cautela. Se 𝑘 è troppo piccolo, 𝐶𝑅(𝑘) considererà solo una piccola frazione
dell'intera distribuzione delle esposizioni. Se 𝑘 è troppo grande, il rapporto di
concentrazione trasmette sempre meno informazioni. Nel caso più estremo, 𝑘
𝑁, 𝐶𝑅(𝑘) → 1 e il CR diventa inutile. Quindi, riassumendo:
o
k
deve essere fissato
oSe
k
è troppo piccolo, si prende in considerazione solo una piccola parte della
distribuzione dei pesi.
ose
k
è troppo grande
CR(k)
contiene scarse informazioni. Quando
k n CR (k)1
oil valore minimo di
CR(k)
dipende da
n
(tale misura non è in grado di
confrontare portafogli diversi con un numero diverso di asset). Può essere
assoluta (info quantitative) o relativa (fornisce informazioni sull'ordine).
L'interpretazione probabilistica del rapporto di concentrazione di ordine 𝑘 è la
seguente: 𝐶𝑅(𝑘) è la probabilità che un'esposizione unitaria scelta a caso
appartenga alle esposizioni maggiori 𝑘. Tecnicamente, si tratta della funzione di
distribuzione cumulativa della distribuzione (ordinata) dei pesi del portafoglio.
Intuitivamente, un portafoglio concentrato avrà un elevato 𝐶𝑅(𝑘), o
equivalentemente, un'elevata probabilità che un'esposizione unitaria scelta a caso
faccia parte di una posizione particolarmente grande.
16
Proprietà della concentrazione
Sono disponibili diverse metriche per rilevare la concentrazione di un determinato
portafoglio. La maggior parte di esse assume la forma di una somma ponderata di
una funzione dei pesi del portafoglio. Lo schema di ponderazione utilizzato nella
somma determina essenzialmente la sensibilità della misura di concentrazione alle
variazioni nella coda della distribuzione dei pesi degli asset. In pratica, esistono
quattro tipi di schemi di ponderazione comunemente utilizzati per calcolare la
misura di concentrazione:
1. utilizzare pesi pari a uno per alcune attività e a zero per altre;
2. utilizzare i pesi del portafoglio come pesi;
3. utilizzare le classifiche dei pesi delle attività come pesi e
4. utilizzare il negativo del logaritmo dei pesi del portafoglio come pesi.
Inoltre, la misura di concentrazione può essere discreta e concentrarsi solo su
alcune attività del portafoglio, oppure cumulativa e utilizzare l'intero insieme di pesi
delle attività. La prima soluzione è più semplice quando il portafoglio è dominato da
poche attività. La seconda è migliore quando qualsiasi asset del portafoglio può
avere un'influenza.
L’insieme di proprietà desiderabili che una "buona" misura di concentrazione
dovrebbe possedere. Le prime sei elencate di seguito sono le più importanti:
I. Principio di trasferimento: Una misura di concentrazione non deve diminuire
quando una determinata esposizione viene ridotta e un'esposizione maggiore
viene aumentata della stessa quantità.
II. Principio della distribuzione uniforme: Una misura di concentrazione dovrebbe
raggiungere il suo valore minimo quando tutte le esposizioni sono di uguale
entità.
III. Criterio di Lorenz: Se due portafogli, composti dallo stesso numero di
esposizioni, soddisfano la condizione che la dimensione aggregata delle 𝑘
esposizioni maggiori del primo portafoglio sia maggiore o uguale alla
dimensione aggregata delle esposizioni maggiori del secondo portafoglio. 𝑘
maggiori esposizioni nel secondo portafoglio per
1 k N
, allora la stessa
17
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a

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Domande Portfolio

1. Si discutano vantaggi e svantaggi del calcolo dei rendimenti in

capitalizzazione semplice piuttosto che in capitalizzazione continua

Il calcolo dei rendimenti nella capitalizzazione semplice

r t

P

t

−P

t− 1

P

t− 1

Il fattore di capitalizzazione è

1 +r

t , quindi per costruzione^

r t

. Il problema che si

pone è l’assunzione che la distribuzione dei rendimenti sia normale, quindi tutto lo

spazio (±^ ∞).

Nella capitalizzazione continua invece indicheremo i prezzi p

t

= p t− 1

e

^r t ∆^ t

M =C e

^r t ∆^ t

r t

=ln

p t

p t− 1

=ln

(

p t

p t − 1

)

=ln

r t + 1

L’assunzione standard che

p> 0

, quindi

p t

p t− 1

. Questo implica che la quantità

ln

p t

p t− 1

→ IR.

Il vantaggio di utilizzare rendimenti logaritmici è che sono definiti su tutto IR, quindi

compatibile con una distribuzione di rendimenti normale. A differenza invece dei

rendimenti semplici che non permettono questo in quanto il supporto è ¿−^1.

Se calcolassimo i rendimenti con una o con l’altra formula il risultato sarebbe simile

dal punto di vista matematico. Però c’è qualche differenza per cui i rendimenti

possano considerarsi diversi o uguali:

o I tassi d’interesse vengono calcolati in basis point (ovvero 10

− 4

). Se due tassi

d’interesse differiscono per almeno un basis point, i rendimenti possono

considerarsi diversi.

o Se si approssima il rendimento logaritmico della funzione ln^

p t + 1

p t

con una

funzione lineare (approssimazione di Taylor) a due termini, per rendimenti

piccoli, il rendimento semplice è un’ottima approssimazione per il rendimento

logaritmico (se calcolati in un intorno destro di 0).

2. Si discutano il ruolo e le implicazioni dell’ipotesi nel modello media-

varianza.

Assunzioni nel modello di Markowtiz

Essendo un modello di ottimizzazione, ha un solo periodo : t=^0 l’investitore decide

quanto ammontare all’asset risk-free e a quello rischioso. t=^1 controlla

l’investimento.

L’investitore può investire in un asset risk-free e in più asset rischiosi: È un’ipotesi

forte in quando non esiste il rischio zero ma in tutti questi modelli

r

f è il rendimento

obbligazionario di un titolo di stato a breve termine (solitamente i T-Bill a 3 mesi). In

Markowitz il rischio viene calcolato a partire dalla varianza dei rendimenti. Inoltre, si

assume che

r

f è unico in quanto se ci fossero due RISK free si creerebbe arbitraggio.

La ricchezza

w

1 alla fine del periodo di investimento è pari a:

w 1

=( 1 + x

0

τ 0

  • x

T

r )∗w

0

η> 0

è il parametro di avversione al rischio, differente per ogni investitore. Indica

una maggiore compensazione del rendimento atteso.

Questa funzione di utilità è una funzione di utilità quadratica. Significa che si ha

un'avversione al rischio assoluta; quindi, implica una riduzione dell'assunzione di

rischio quando la ricchezza aumenta.

Ma questa ipotesi non è generalmente accettata dagli economisti. Di solito le

persone ricche sono meno avverse al rischio, ma se assumiamo la forma

quadratica della funzione di utilità non è così. Con questo modello, gli unici due

elementi che consideriamo sono:

 rendimento atteso del portafoglio

 varianza del portafoglio

Quindi abbiamo solo bisogno dei primi due momenti del portafoglio da scegliere.

Esistono due ipotesi alternative del modello di Markowitz:

1. funzione di utilità individuale quadratica

2. il rendimento del portafoglio segue una distribuzione ellittica, ovvero una

distribuzione che può essere descritta solo dai primi due momenti.

I problemi sono

I. se assumiamo la forma quadratica significa che i ricchi sono più avversi al

rischio, quindi non è accettabile per gli economisti.

II. se assumiamo una distribuzione ellittica, non possiamo cambiare la

distribuzione una volta scelto l'asset. Significa che dobbiamo conoscere la

distribuzione. Se la distribuzione non fosse ellittica, dovremmo operare

con la forma quadratica.

Possiamo dire che ogni investitore è identificato da

η e w 0

k =η w 0

Quindi il problema di ottimizzazione diventa ( portafoglio efficiente)

x

¿

=max[ E (^ x

T

z)^ −kVar (^ x

T

z )^ ]

Al variare di k, si ottiene un insieme di portafogli efficienti chiamato frontiera

efficiente (modello media/varianza).

Il rischio è descritto dalla varianza. Ogni portfolio manager vorrebbe avere un

rendimento alto con la varianza più bassa possibile.

Quando si misura il rischio con la varianza, è una misura simmetrica con valori

estremi dal lato positivo e negativo. Molte misure di rischio si concentrano sulla

coda sinistra. Si usa la simmetria perché Markowitz ha investimenti long-short con

segno positivo e negativo. Nel caos di long-online si hanno solo perdite sul lato

sinistro.

Normalità dei rendimenti: per comodità di calcolo, si assume comunemente che i

rendimenti degli asset siano distribuiti normalmente, in modo che la costruzione del

{

∂ L

∂ x

∗ 2 ∑ x−λ ( μ)=[ 0 ]

∂ L

∂ λ

x

T

μ−μ 0

Dalla prima condizione otteniamo che

∑ x=λμ

x

¿

= λ ∑

− 1

μ

Andando a sostituire nella seconda condizione di primo ordine x

¿

appena trovato

λ μ ' ∑

− 1

μ=μ 0

λ

¿

=

μ 0

μ ' ∑

− 1

μ

Il portafoglio efficiente quindi sarà pari a:

x

¿

=

μ 0

μ ' ∑

− 1

μ

− 1

μ

La varianza invece, considerando x 0 =^1 −^ x

T

μ sarà pari a

σ x

2

=(x

¿

)

T

∑ x

¿

T

− 1

∑∑

− 1

μ

μ 0

2

T

− 1

μ)

2

( μ

T

− 1

μ)μ 0

2

T

− 1

μ)

2

μ 0

2

μ

T

− 1

μ

σ x

μ 0

√μ

T

− 1

μ

frontiera efficiente

Possiamo costruire un portafoglio con

una specifica deviazione standard.

La parte inferiore è dominata nella

varianza media dalla pendenza superiore.

Ciò significa che la parte superiore ha

stesso rischio ma con rendimenti più

elevati, l'investitore sceglierà la parte dominante. Il grafico può essere descritto

come:

T

0

: x 0 T 0

= 1 viene allocato tutto alrisk free asset

x 0 T 0

=[ 0 ]

μ T 0

= 0 il rendimento∈eccesso è nullo

σ T 0

Per quando riguarda il portafoglio di mercato invece:

x 0 μ

= 0 non si alloca nulla al risk free asset

x μ

x

¿

μ ' x

¿

x

¿

ottimizza l

'

allocazione nell ' asset rischioso

μ M

μ ' ∑

− 1

μ

μ ' ∑

− 1

μ

σ M

√μ

T

− 1

μ

μ ' ∑

− 1

μ

4. Si ricavi il portafoglio ottimo media varianza nel caso di n titoli rischiosi.

Analizzando il problema di ottimizzazione del portafoglio nel modello di Markowitz

per n titoli rischiosi, è possibile scrivere il problema come

min x

'

∑ x st

x

'

μ=μ 0

portf expected return

x

'

μ= 1 budget constraint

Il moltiplicatore lagrangiano sarà pari a

L ( x , λ

1

, λ 2

) =x

'

∑ x−λ 1

( x

'

μ−μ 0

2

(x

'

μ− 1 )

λ 1

e λ

2 sono due restrizioni

La condizione di primo ordine sarà sufficiente per risolvere il problema in quanto

è

definita positiva; quindi, le condizioni saranno

∂ L

∂ x

2 ∑ x− λ 1

μ−λ 2

μ=[ 0 ]

∂ L

∂ λ 1

−x

'

μ+ μ 0

∂ L

∂ λ 2

−x

'

μ+ 1 = 0

Si nota subito che la seconda e la terza sono delle matrici:

Quindi possiamo avere un solo portafoglio ottimale e infiniti portafogli efficienti

La varianza invece viene calcolata come

σ x

2

=(x

¿

)' ∑ x

¿

σ x

2

è definita positiva in quanto A

− 1

ha forma quadratica e per definizione è definita

positiva.

Poiché

A=

[

a c

c d

]

det (^ A )=ad−c

2

≠ 0

A

¿

=

[

d −c

−c a

]

A

=

[

d −c

−c a

]

A

− 1

=

ad−c

2 [

d −c

−c a

]

σ x

2

=

ad−c

2

[ μ

0

1 ]

[

d −c

−c a

][

μ 0

]

[

μ 0

d−c−μ 0

c+ a

]

[

μ 0

]

ad−c

2

μ 0

2

−μ 0

c−μ 0

c +a

ad−c

2

μ 0

2

− 2 μ 0

c +a

ad−c

2

Portafoglio a varianza minima globale

Il suo obiettivo è fornire rendimenti con la più bassa varianza possibile di qualsiasi

portafoglio ed è soggetto a vincoli di ponderazione simili (se presenti), senza

considerare il possibile impatto sul rendimento del portafoglio. Va quindi

considerata come una strategia di minimizzazione del rischio assoluto.

In assenza di altri vincoli, oltre a x

'

μ= 1 questo problema può essere risolto in forma

chiusa. Per ogni matrice di covarianza invertibile Ω, esiste una soluzione unica data

dalla seguente equazione:

x GMV

− 1

μ

μ ' ∑

− 1

μ

Il rendimento atteso del portafoglio GMV è dato dalla seguente equazione:

μ GMV

μ ' ∑

− 1

μ

μ ' ∑

− 1

μ

e la sua varianza è data dalla seguente equazione:

σ GMV

2

=

μ' ∑

− 1

μ

Il portafoglio GMV è generalmente un portafoglio long/short e levered, poiché il

vincolo di pieno investimento non impone nulla in merito al segno dei singoli pesi.

5. Quale condizione definisce il portafoglio risk-parity? In quali casi particolari

esiste una espressione in forma chiusa del portafoglio? Si specifichi

l’allocazione in questi casi.

Tale strategia di allocazione è stata proposta da Roncalli nel 2010. Si vuole costruire

un portafoglio in modo che ogni asset contribuisca in egual misura al rischio totale

del portafoglio. Ciò significa che il portafoglio è equamente ponderato rispetto al

rischio, permettendo di sottopesare le attività più rischiose e sovrappesare asset

meno rischiosi.

x IR

n

x i

≥ 0 i=1,2 , … n

x i

μ= 1

∑matrice di covarianza

x i

(∑ x) i

=x j

(∑ x) j

i , j= 1 , … , n

Il budget constraint è utile solo per la normalizzazione. Se avessimo un vettore pari a

y IR

n

y i

∂ y i

σ ( y )= y j

∂ y j

σ ( y ) i , j= 1 , … , n

Con

y i

affinché ∑

i= 1

n

y i

≠ 1 , allora

x ERC

¿

=

y i

i= 1

n

y i

Proprietà teoriche

Caso in cui

n= 2

: abbiamo solo due asset e

ρ

è il coefficiente di correlazione; abbiamo

un portafoglio:

x=

[

x 1

1 −x 1

]

Il vettore del total risk contribution è:

σ (^ x )^ [^

x 1

2

σ 1

2

+x 1

( 1 −x

1

) ρ^ σ

1

σ 2

1 −x 1

2

σ 2

2

  • x 1

1 −x 1

ρ σ 1

σ 2

]

Se vogliamo trovare x

ERC

¿

dobbiamo risolvere l’equazione, il risultato sarà:

x ERC

¿

=

[

σ 1

− 1

σ 1

− 1

  • σ 2

− 1

σ 2

− 1

1

− 1

  • σ 2

− 1

]

verificato se w

2

σ 1

2

=( 1 −w)

2

σ 2

2

per n=^2 l'ERC non dipende dalla correlazione fra i due asset

Caso in cui n>^2 , assumiamo che

ρ i , j

sia una costante (caso particolare: ∑^ è

diagonale, gli asset saranno indipendenti).

σ i

( x )=

x i

σ i

2

  • ρ∑

i ≠ j

n

x i

x j

σ i

σ j

σ ( x )

¿ x i

σ i

( 1 −ρ ) x i

σ i

  • ρ ∑

i ≠ j

n

x j

σ j

σ (^ x )

ERC: σ^

i

( x )=σ j

( x )

x ERC

¿

=

σ i

− 1

j= 1

n

σ j

− 1

Conosciuta anche come naive risk parity.

Questi due casi possono essere esplicitati in forma chiusa, a differenza del prossimo

caso, quello più comune e generale in cui non è possibile esplicitare la forma chiusa.

Caso in cui n>^2 ,^ ma ρ^ non è una costante. Sarà necessaria una approssimazione

numerica

x ERC

¿

=min∑

i= 1

n

j= 1

n

( x i

( ∑ x ) i

−x j

( ∑ x ) j

)

2

st

μ

'

x= 1

0 ≤ x i

L’equivalente problema di ottimizzazione

y i

¿

=min (^) √ y

T

∑ y

st

i= 1

n

ln y i

≥ c

y i

Dove c^ è una costante arbitraria, per cui

x ERC i

¿

=

y i

¿

∑ y i

¿

6. Si scomponga il rischio di un portafoglio equipesato nelle componenti

idiosincratica e sistematica, mostrando come la diversificazione di portafogli

impatta sul rischio totale

I benefici della diversificazione si notano nel calcolo della varianza del portafoglio.

Infatti, se il rendimento di quest’ultimo può essere calcolato come media ponderata

dei rendimenti dei suoi componenti:

R

P

=x

'

R=∑

i= 1

N

x i

R

i

analogo a μ P

=x

'

μ=∑

i= 1

N

x i

μ i

lim

n →+∞

Var ( x )=¿

lim

n →+∞

n

σ i

2

n

2

−n

n

2

σ ij

=σ ij

Più asset abbiamo, più diversifichiamo la long only position. Se aggiungiamo asset al

portafoglio, la componente idiosincratica diventa pari a 0.

7. Si definisca il concentration ratio. Si discutano le principali proprietà di tale

misura di concentrazione di portafoglio

Uno dei modi più semplici per misurare la concentrazione di un portafoglio è quello

di calcolare il peso cumulativo delle sue posizioni 𝑘 più grandi, dove 𝑘 è un

parametro esogeno. L'indicatore corrispondente è chiamato rapporto di

concentrazione di ordine 𝑘. È definito come

CR ( k )= ∑

i= 1

k

x n−i + 1

Il risultato varia tra k^ /N^ (portafoglio con attività equamente ponderate) e 1

(portafoglio altamente concentrato, soprattutto se 𝑘 è piccolo). Il rapporto di

concentrazione verifica le sei proprietà riportate di seguito, ma soffre di diversi

inconvenienti. Il principale è che il numero 𝑘 è arbitrario e deve essere scelto con

cautela. Se 𝑘 è troppo piccolo, 𝐶𝑅(𝑘) considererà solo una piccola frazione

dell'intera distribuzione delle esposizioni. Se 𝑘 è troppo grande, il rapporto di

concentrazione trasmette sempre meno informazioni. Nel caso più estremo, 𝑘 →

𝑁, 𝐶𝑅(𝑘) → 1 e il CR diventa inutile. Quindi, riassumendo:

o k^ deve essere fissato

o Se k^ è troppo piccolo, si prende in considerazione solo una piccola parte della

distribuzione dei pesi.

o se k è troppo grande CR (k ) contiene scarse informazioni. Quando

k → n CR(k ) → 1

o il valore minimo di CR^ (k^ )^ dipende da n^ (tale misura non è in grado di

confrontare portafogli diversi con un numero diverso di asset). Può essere

assoluta (info quantitative) o relativa (fornisce informazioni sull'ordine).

L'interpretazione probabilistica del rapporto di concentrazione di ordine 𝑘 è la

seguente: 𝐶𝑅(𝑘) è la probabilità che un'esposizione unitaria scelta a caso

appartenga alle esposizioni maggiori 𝑘. Tecnicamente, si tratta della funzione di

distribuzione cumulativa della distribuzione (ordinata) dei pesi del portafoglio.

Intuitivamente, un portafoglio concentrato avrà un elevato 𝐶𝑅(𝑘), o

equivalentemente, un'elevata probabilità che un'esposizione unitaria scelta a caso

faccia parte di una posizione particolarmente grande.

Proprietà della concentrazione

Sono disponibili diverse metriche per rilevare la concentrazione di un determinato

portafoglio. La maggior parte di esse assume la forma di una somma ponderata di

una funzione dei pesi del portafoglio. Lo schema di ponderazione utilizzato nella

somma determina essenzialmente la sensibilità della misura di concentrazione alle

variazioni nella coda della distribuzione dei pesi degli asset. In pratica, esistono

quattro tipi di schemi di ponderazione comunemente utilizzati per calcolare la

misura di concentrazione:

1. utilizzare pesi pari a uno per alcune attività e a zero per altre;

2. utilizzare i pesi del portafoglio come pesi;

3. utilizzare le classifiche dei pesi delle attività come pesi e

4. utilizzare il negativo del logaritmo dei pesi del portafoglio come pesi.

Inoltre, la misura di concentrazione può essere discreta e concentrarsi solo su

alcune attività del portafoglio, oppure cumulativa e utilizzare l'intero insieme di pesi

delle attività. La prima soluzione è più semplice quando il portafoglio è dominato da

poche attività. La seconda è migliore quando qualsiasi asset del portafoglio può

avere un'influenza.

L’insieme di proprietà desiderabili che una "buona" misura di concentrazione

dovrebbe possedere. Le prime sei elencate di seguito sono le più importanti:

I. Principio di trasferimento : Una misura di concentrazione non deve diminuire

quando una determinata esposizione viene ridotta e un'esposizione maggiore

viene aumentata della stessa quantità.

II. Principio della distribuzione uniforme : Una misura di concentrazione dovrebbe

raggiungere il suo valore minimo quando tutte le esposizioni sono di uguale

entità.

III. Criterio di Lorenz : Se due portafogli, composti dallo stesso numero di

esposizioni, soddisfano la condizione che la dimensione aggregata delle 𝑘

esposizioni maggiori del primo portafoglio sia maggiore o uguale alla

dimensione aggregata delle esposizioni maggiori del secondo portafoglio. 𝑘

maggiori esposizioni nel secondo portafoglio per

1 ≤ k ≤ N

, allora la stessa

8. Si definisca l’indice di Herfindal, specificandone le principali proprietà

Introdotto da Herfindahl e Hirschman, una misura del grado di concorrenza in un

mercato. Se consideriamo un mercato in cui operano N imprese, e denotiamo la

quota di mercato dell'impresa iesima con

x

i, con^ 𝑖^ = 1,... ,^ 𝑁^ e^

0 < x i

, lo HHI^ è

definito

HHI =∑

i= 1

N

x i

2

L'HHI può essere adattato per valutare il grado di concentrazione di un portafoglio

sostituendo le quote di mercato con le ponderazioni degli asset. Il risultato è

limitato tra 1/𝑁 (portafoglio con attività ugualmente ponderate) e 1 (portafoglio

con un'unica attività). Si noti che, per costruzione, lo HHI attribuisce una

ponderazione maggiore agli asset più grandi di un determinato portafoglio. Poiché il

limite inferiore dello HHI varia con il numero di attività, è difficile confrontare il

livello di concentrazione di portafogli di dimensioni diverse, soprattutto se ben

diversificati. Per evitare questo problema, possiamo utilizzare l'HHI scalare

(Normalized HHI), calcolato come segue:

NHHI =

i= 1

N

x i

2

N
N
0 ≤ NHHI ≤ 1

L'indice HHI scalare è limitato tra 0 (portafoglio equamente ponderato) e 1

(portafoglio a singolo asset). È invariante rispetto al numero di partecipazioni in

portafoglio. Si noti che la forma funzionale dell'indice normalizzato suggerisce che

esso descrive quanto i pesi siano lontani da un'allocazione equa.

L'HHI può essere espresso in termini di momenti della distribuzione dei pesi degli

asset sottostanti, come:

HHI =E

x

i )^

i= 1

N

( x i

−E

x

i)^

2

=

N
  • N σ x

2

Questo perché

E ( x

i

)=^

N

. σ^ x

2

è la varianza dei pesi degli asset. L'equazione illustra

chiaramente la complessa relazione tra il numero di attività (𝑁) nell'universo e la

concentrazione del portafoglio, poiché σ^ x

2

dipende anche da 𝑁. Inoltre, mostra

anche che portafogli molto diversi possono finire per avere lo stesso HHI.

HHI verifica tutti gli assiomi dal 1 al 6. Se HHI assumesse il valore minimo, pari a

N

, il

portafoglio sarebbe equi pesato; a differenza se assumesse valore pari a 1 , avremmo

un singolo asset.

9. Curva di Lorex e Inidice di Gini

Un altro modo interessante per visualizzare la concentrazione del portafoglio è

disegnare una curva di Lorenz, ideata dallo statistico americano Conrad Lorenz nel

1905. Si tratta di ordinare i pesi in ordine decrescente e di tracciare il loro valore

cumulativo sull'asse delle ordinate rispetto alla proporzione cumulativa del

campione sull'asse delle ascisse. In assenza di concentrazione (cioè pesi uguali per

tutti gli asset), la curva di Lorenz diventa una linea retta di 45 gradi. Se c'è una certa

concentrazione, la curva risultante si posizionerà al di sotto della linea a 45 gradi.

Quindi possiamo dire che la curva di Lorenz è sempre sotto la diagonale, e dividerà

l’area sotto la diagonale in altre due aree.

Formulato dallo statistico italiano Gini, il coefficiente di Gini è una statistica sintetica

della curva di Lorenz e una misura comunemente utilizzata della disuguaglianza. Il

coefficiente di Gini è calcolato come il rapporto tra l'area compresa tra la retta a 45

gradi e la curva di Lorenz (contrassegnata

dall'area A) e l'area totale sopra la retta a

45 gradi (contrassegnata dalle aree A e

B). In altre parole, il coefficiente di Gini è

pari a

G ( x )=

A
A+ B

0 ≤G(x )≤ 1

A+ B è sempre uguale a^ 0,5. Se^ G ( x )= 0

allora non avremo concentrazione; se G(^ x^ )≤^1 il portafoglio sarà concentrato.

Matematicamente, l'indice di concentrazione di Gini è calcolato come la deviazione

assoluta media attesa tra tutte le coppie di osservazioni scalata dalla loro media. Nel

caso di un determinato portafoglio, si ottiene:

G ( x )=

2 E ( x

i

i= 1

N

i= 1

N

|

x i

−x j|

n(n− 1 )

Essendo che

E ( x

i

)=^

N

E (

x i

), possiamo riscrivere l’indice come: